
EREDITA’- Per quanto sta accadendo periodicamente con la Roma, con lui prendere un fallo al limite dell’area equivale a un assist. E così, anche se la freccia decisiva è stata scoccata dal centrosinistra, dunque non dalla zolla ideale per un mancino, nessuno tra i 2.000 tifosi giallorossi ha pensato neppure per un attimo che a calciare potesse essere De Rossi, pure piazzato in zona. Kolarov ha preso la mira, ha seguito quei brevi istanti che accompagnano una traiettoria e poi ha cominciato a correre verso la tribuna centrale in cerca di un abbraccio speciale: quello di Francesco Tomei, collaboratore di Di Francesco. C’è chi dice avesse previsto il gol ma Kolarov ha svelato che in realtà, ebbro di gioia, si è semplicemente lanciato addosso al primo uomo schizzato dalla panchina, bacchettato in sala stampa scherzosamente dal capo perché «non deve permettersi di entrare in campo».
PUNTI – Considerando l’analoga punizione vincente calciata a Bergamo alla prima giornata, dunque, con i soli gol Kolarov ha prodotto 4 punti. Ma sarebbe riduttivo parlare del contributo realizzativo quando si esamina il rendimento chic di un terzino pagato da Monchi appena 5 milioni. Esaminando la partita di Torino, che è però esemplificativa di tante altre giornate simili, Kolarov è stato il calciatore della Roma che ha toccato più palloni (92), la comfort zone dove rifugiarsi nelle fasi più ansiogene del gioco. Un regista di fascia, in pratica, alla stregua di un altro grande campione arrivato in tempi recenti a Trigoria dal Manchester City: Maicon, che della prima Roma di Rudi Garcia era una delle muse ispiratrici. A Torino però ha segnato proprio davanti a Mihajlovic, che non è una persona qualsiasi per Kolarov: «E’ una sensazione speciale per me. Sinisa era il mio idolo quando io ero ragazzino e lui giocava nella Stella Rossa». Idolo, esempio e per un periodo anche selezionatore della nazionale serba. «Ma al di là di questo – continua Kolarov – io sono felice di essere utile alla Roma. Sono qui da pochi mesi e invece mi sembra di far parte di questo gruppo da anni». Dopo il brillante 3-3 con il Chelsea e la faticosa vittoria di Torino si ricomincia a parlare di scudetto. L’uragano Aleksandar ti spazza via con un’occhiataccia: «Basta fare questi discorsi, non hanno senso. Siamo solo a ottobre. La Roma c’è sempre stata, faremo i conti alla fine». E se si dovesse mettere male, fatelo arrabbiare. Vi risponderà alla sua maniera.










