
Un anno dopo, il 18 aprile del 2010, il serbo fu protagonista a suo modo, guadagnando il rigore poi sbagliato da Floccari e procurando il penalty ai giallorossi, stendendo Taddei nella ripresa. Il bilancio personale è in perfetto equilibrio, lo spareggio lo gioca con la maglia «sbagliata». «Se segno alla Lazio esulto», la dichiarazione da derby del terzino quando si è presentato alla Roma. Niente sentimentalismi, è fatto così: faccia da duro e professionalità. I rischi del mestiere li conosceva bene quando ha detto sì a Monchi «praticamente in due minuti», andando contro se stesso, contro una frase in particolare: «Non andrò alla Roma, e se lo dico è perché lo penso». Sette anni dopo si è smentito da solo, ma nel farlo è stato estremamente sincero: «Non posso e non voglio negare il mio passato. Però in questo momento sono alla Roma e come ho dato il 100% alla Lazio ora darò più del 100% alla Roma. Da oggi loro sono miei rivali sul campo». Sabato è il giorno del confronto con il club con cui ha totalizzato 104 presenze, realizzando 11 gol e 9 assist. In giallorosso ha già fatto centro 3 volte e in 6 casi i suoi passaggi sono risultati vincenti. Non sarà comunque la prima volta che si metterà contro la tifoserie biancoceleste, perché a parole l’aveva fatto in occasione della partita tra la sua Lazio e l’Inter, nel maggio del 2010, quella in cui la Curva Nord tifava contro per non far vincere lo scudetto alla Roma: «Mai assistito a nulla di simile, è una malattia», lo sdegno di Kolarov che lasciò la capitale per l’Inghilterra alla fine di quella stagione. Ora torna a vivere l’atmosfera della capitale e per lui sarà una sfida nella sfida.










