
Quello che colpisce è la personalità del giocatore, che è molto di più di un semplice terzino. Nella Roma è una specie di regista offensivo aggiunto, oltre che un grande lavoratore. Contro il Chelsea è il giallorosso che ha toccato più palloni (99) ed è in testa in altre quattro statistiche: più cross effettuati (4), più intercetti (2), più contrasti vinti (3) e più dribbling positivi (4, con il 100% di riuscita). Per la prima volta in carriera ha segnato e servito un assist nella stessa gara di Champions League. Il gol è la traduzione sul campo del motto serbo «Lako cemo», traducibile con «Ce la facciamo facile». Con la Roma sotto 0-2, Kolarov si è praticamente fatto un auto-assist, superando Azpilicueta e lanciandosi da solo verso la porta avversaria per poi scaricare un sinistro imprendibile. Chi fa da sé, fa per tre. L’assist è arrivato, su calcio di punizione, per l‘amico Edin Dzeko: una traiettoria perfetta per il colpo di testa del centravanti bosniaco, che con Kolarov aveva già giocato nel Manchester City. Un’amicizia che dimostra come le nuove generazioni siano riuscite a convivere dopo la guerra dei Dieci anni nei Balcani. Non ci sono più tracce, intanto, dei contestatori di Kolarov per il suo passato nella Lazio (82 e 6 gol in serie A). Il romanista numero uno, Francesco Totti, è stato il primo a dare il benvenuto a Kolarov a Trigoria. «Che cosa ci fai qui?», gli ha detto ridendo e dandogli una pacca sulla spalla. Sapeva già che Aleksandar avrebbe risposto sul campo.










