
In effetti sulla questione stadio le incognite sono ancora molte. A cominciare dalla procedura: mentre i proponenti si attrezzano per strappare una proroga e rinviare di un paio di mesi la chiusura prevista per venerdì della Conferenza dei servizi, le Avvocature di Campidoglio e Regione si attivano per studiare tempi e modalità di realizzazione della nuova delibera che andrà a superare quella sull’interesse pubblico targata Marino. Con la (quasi) certezza che, se le opere pubbliche saranno affrontate in due fasi, l’iter dovrà ricominciare daccapo. Sui tempi, inoltre, potrebbe incidere anche il parere della Soprintendenza del Mibact, sia sull’ippodromo sia su tutta l’area di Tor di Valle. E poi c’è la super incognita delle opere pubbliche. Salta il prolungamento della metro B, i due ponti previsti potrebbero scomparire per lasciare il solo ponte dei Congressi che, però, è stato appena bloccato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Così, senza certezze, la base insorge e le opinioni si accavallano. Quella di Stefano Fassina, per esempio. «Dopo l’assemblea con i comitati in difesa di Tor Di Valle, è venuta fuori una valutazione negativa sui contenuti finora noti. C’è un taglio di opere pubbliche e le criticità rimangono tutte. È poi falsa l’insistenza di Raggi sul rispetto delle regole: non sono rispettate». Intanto ieri, dopo le proteste della Comunità ebraica, è stata annullata «Gaza, rompiamo l’assedio», iniziativa contro «l’Apartheid israeliana». «Si è riparato ad un grande errore», ha detto il vicepresidente della Comunità ebraica di Roma, Ruben della Rocca.










