
Pallotta è a Roma soprattutto per lo stadio. Sono previsti incontri istituzionali con il sindaco Raggi e con la Provincia. Il timore è dover ripartire con una nuova Conferenza dei servizi, che allungherebbe di molti mesi, da 6 a 9, la partenza dei lavori. Pallotta vuole vederci chiaro, perché deve dare assicurazioni agli investitori. Ha sempre detto che i programmi sportivi del club possono avere una spinta decisiva dallo stadio di proprietà e dai suoi ricavi. Il presidente bostoniano non è venuto nella Capitale per trattare i rinnovi o gli adeguamenti di contratto dei giocatori, da Manolas a Nainggolan, da Strootman a Totti. Per quello ci sono i dirigenti. Però è difficile, se non impossibile, pensare che Pallotta non trovi il tempo di incontrare Luciano Spalletti. Il tecnico ha legato il suo futuro alla conquista di un trofeo, ma ha anche parlato di «margini di crescita» da verificare insieme. A marzo nessuno può sapere se vincerà oppure no, ma i piani per il futuro possono essere già impostati. In questo senso Spalletti dice di essere pronto «ad ascoltare». Le sue carte sono già sul tavolo. La Roma del futuro è ancora un mistero. C’è chi vede di nuovo un Franco Baldini con un ruolo operativo e non solo come «consulente», anche se, almeno a chi scrive, sembra un’ipotesi difficile. Monchi resta sullo sfondo, ma la concorrenza del Real Madrid sul direttore sportivo del Sivigilia, è reale e fortissima. Chi vivrà, vedrà. La Roma del presente, invece, ha una certezza: stasera contro il Lione bisogna fare un’impresa. «All in» e poi ci sarà tempo per parlare.










