
Fondi chiaramente insufficienti per rimettere in sesto una delle peggiori ferrovie d’Italia. Non a caso il rafforzamento della linea oggi è ipotizzabile solo con un massiccio esborso di denaro pubblico. La Regione Lazio finanzierà lavori per 180 milioni, ma non è detto che bastino, come è stato più volte spiegato dalla Pisana, perché si tratta di soldi che saranno spalmati su tutta la tratta, non solo intorno alla fermata di Tor di Valle. Pensare che il 50% degli spettatori dovrebbe arrivare allo stadio coi mezzi pubblici.
Sparito anche il Ponte di Traiano, prima a carico dei privati, ora senza finanziamenti, l’unica opera di un certo rilievo che pagherebbero i proponenti è la fusione dell’Ostiense-Via del Mare. Due strade oggi divise da un guardrail per lunghi tratti e da alcuni edifici in altri. Edifici che andrebbero buttati giù, per portare a dama l’intervento promesso. Ma ora i privati nicchiano e spingerebbero per un intervento «soft», anche se l’amministrazione, per ora, non sembra indietreggiare, su questo punto.
LE CRITICHE – Gli esperti del resto sono stati chiari, da ultimi i professori del Politecnico di Torino chiamati da Raggi dopo gli arresti per tangenti: per il quadrante Sud di Roma il progetto Tor di Valle sarebbe «catastrofico», già con l’Ostiense-Via del Mare unificata, figuriamoci senza. Anche l’ex assessore all’Urbanistica di Raggi, Paolo Berdini, ieri ha minacciato di «andare alla magistratura, se passasse qualche scellerata approvazione del piano», definito «una follia» e una «speculazione». Il M5S, ha detto Berdini, «ha tradito le promesse elettorali». L’ex assessore ha parlato delle conseguenze «disastrose» sul traffico, accanto all’ex dissidente grillina Cristina Grancio, che ha presentato una delibera per chiedere il ritiro «in autotutela» della dichiarazione di interesse pubblico sul progetto.










