
Il tempo di Totti è diventano il sogno di una generazione. Fatto di regole che altrove non ci sono. E che non esistono nel calcio. L’aver indossato una sola maglia, l’essere rimasto fuori dalle ambizioni del mercato, da vittorie più certe e roboanti in grandi club, è un fatto detto e ridetto. Ma tutto questo non ha soltanto a che fare con le scelte, ma è connesso al tempo di Roma, alla sua arcaicità, alla sua Grande Bellezza. Solo Roma poteva esprimere un giocatore stratificato dentro un’archeologia del talento che ha fili segreti che arrivano fino alla notte della storia. E che sono quel suo modo di stare in campo, un modo che non è solo del calcio, ma è di una cultura antichissima. Per questo l’uscita di scena di Totti non ha soltanto a che fare con una nostalgia per gli addii al gioco, ma con una melanconia per un tempo assoluto che tutti noi ci portiamo dentro. Totti resta molto più di un calciatore, più simile a qualcosa per cui in questi anni è valsa la pena di esserci, e continua a valerne la pena. Il calcio poi, diventa alla fine persino un dettaglio, come fosse il bagliore di una bella giornata in una storia irrinunciabile, nella storia di quello che abbiamo desiderato. Quel suo giocare di prima, quella rapidità di pensiero, anche beffarda, che dice tanto sulla bellezza delle cose, sul destino, sul passato e sul futuro, resta come nei sogni. Resta con Francesco Totti una possibilità, una via di uscita, una salvezza da un mondo ordinato e banale. L’amore per le geometrie perfette e l’indifferenza per le regole. Conta la bellezza del gioco più ancora della vittoria, anche se è una partita di soli cinque minuti. Il tempo di Totti, il nostro tempo con Totti, è stato questo. Genio calcistico e Grande Bellezza. Dentro Roma. Al centro del mondo. Malgrado tutto.









