
Ecco perché nell’assemblea che si terrà a Roma martedì prossimo, prudentemente Malagò si è limitato a inserire nell’ordine del giorno l’eventuale elezione degli organi mancanti. Vedremo, anche perché il pomeriggio si preannuncia elettrico sul fronte dei diritti tv: il 27 marzo per Mediapro è il giorno del dentro o fuori. Ma andiamo con ordine. Indovina chi non viene a cena. Praticamente tutti i presidenti, riottosi ad accettare l’invito di Jaime Roures, numero 1 di Mediapro in arrivo domani a Milano. Dopo l’assemblea di lunedì, nel corso della quale il colosso spagnolo si è aggiudicato i diritti tv del campionato del prossimo triennio, ha presentato una lettera alla Confindustria del pallone per ottenere delucidazioni in seguito alla risposta dell’Antitrust. L’obiettivo è chiedere una sospensione dei pagamenti: ovvio che l’atmosfera dalle parti di via Rosellini si è fatta incandescente.In sintesi il gruppo catalano coltiva dubbi sull’obbligo o meno di sottoporre i pacchetti da sublicenziare all’approvazione dell’Antitrust, percorso che richiederebbe almeno 60 giorni.
Con il rischio di allungare i tempi per la rivendita ai broadcaster e di conseguenza di rendere esangui le casse di parecchi club medio-piccoli che «scontano» dalle banche i proventi da diritti tv.Morale: Mediapro ha chiesto di posticipare il versamento di 50 milioni da depositare entro il 27 marzo e di conseguenza la presentazione della fideiussione da un miliardo e 200 milioni. Roures — che domani incontrerà Mediaset, Perform e Tim e in seguito avrà colloqui con Unicredit e Intesa San Paolo per le garanzie — ne avrebbe voluto discutere con i presidenti a cena o in alternativa in una riunione tecnica nel pomeriggio. I club non intendono aderire: più che parole aspettano i soldi con il rischio di una causa legale contro Mediapro inadempiente. A quel punto l’unica soluzione sarebbe un terzo bando non più per piattaforme, ma per esclusive. Per la gioia di Sky.










