
In mattinata si era parlato di una lite con qualche ceffone tra tifosi che cercavano di attaccare manifesti con il volto di Gabriele: nulla che però potesse guastare lo spirito con cui era nata la celebrazione. Quale fosse lo hanno dimostrato le presenze trasversali arrivate da tutta Italia. Sulpalco allestito ai cancelli Nord dell’Olimpico sono saliti ultras dell’Atalanta, dell’Inter, della Triestina, che hanno vissuto un dramma analogo con l’uccisione a manganellate del tifoso Furlan a cui è dedicata la loro curva. Erano arrivati persino gruppi da Crotone, fiori da Verona, da Brescia. Una mobilitazione, e nemmeno un coro per le rispettive squadre: l’obiettivo delle centinaia di persone riunite nel nome di Gabriele Sandri non era tifare ma ricordare. Cristiano Sandri, si commuove guardando lo stadio e quella platea arrivata per ricordare il fratello: «Qui con Gabriele abbiamo condiviso una passione immensa, il valore dell’amicizia. Che oggi ci unisce tutti. In un mondo in cui si clicca solo “mi piace” e la partecipazione è solo quella di chi viene condiviso sui social, voi siete l’unica partecipazione che ci piace e che in questi anni ci ha scaldato il cuore».
Quando una fiaccolata di fumogeni rossi, di quelli che si vedevano una volta nelle curve di tutta Italia, chiude l’evento dell’Olimpico dopo un lunghissimo minuto di silenzio commosso, la folla si sposta verso la Chiesa di San Pio X alla Balduina. Tanti restano però a fotografare quei messaggi lasciati da gruppi ultras: “La tua storia si tramanderà e non si oscurerà come il sole al tramonto, gli ultras custodiranno il tuo ricordo”, scrive un gruppo dell’Aquila. Tanti hanno donato il sangue nel ricordo di Sandri, come ricorda il padre Giorgio, il parroco invece preferisce puntare sul tema del perdono: «È sempre difficile perdonare anche cose meno gravi. Ma la violenza non serve, abbiamo lottato per una verità che volevano tenerci nascosta, ma che poi è arrivata. Ora dobbiamo solamente perseverare. Nel ricordo di Gabriele ».










