
Prendersi le responsabilità, nel suo linguaggio sempre meno criptico, è farsi da parte, rinunciare a guidare la squadra a cui «non manca nulla per vincere», a detta dei dirigenti. Non succederà quest’anno nonostante il 35° gol stagionale di Dzeko (capocannoniere con 25 in A insieme a Belotti), inutile maledire la sorte per il sedicesimo e diciassettesimo palo stagionale in campionato, più di tutti gli altri. Curioso che per raccogliere l’eredità del tecnico non sembri esserci la fila. O, se pure ci fosse, c’è anche chi se ne chiama fuori. Come Gasperini: «Sono lusingato dall’interesse della Roma, detto ciò mi sono ripromesso di non essere la terza o la quarta scelta, è già successa con l’Inter…». Insomma, pare quasi che qualcuno gli abbia fatto annusare qualcosa relegandolo però in fondo alla lista delle priorità. Non proprio la condizione ideale per sedurre. La sintesi della stagione è quella di Szczesny, uno che complice l’aereo con destinazione Londra che lo attende a fine stagione (ma il Napoli proverà a riportarlo in Italia) ha la distanza giusta per raccontare passato e futuro: «Il campionato secondo me è finito – dice – la Juventus non perderà 8 punti, e noi abbiamo sbagliato tutte le gare importanti. Ora dovremo vincerle tutte e portare a casa il mini trofeo del secondo posto». Fallito il salto, insomma, la Roma abbassa il metro: l’obiettivo è difendersi dal Napoli, assicurarsi la porta principale per giocare la Champions senza spareggi, evitare il playoff estivo che ha già contribuito a ingolfare questa stagione zavorrando i conti della società. L’Olimpico invece si accontenta di festeggiare la tenuta delle misure di sicurezza anti-terrorismo. L’unica cosa che ha tenuto, in un pomeriggio segnato dall’emorragia delle speranze.










