
BRUNO E NESSUNO – Il testimonial della riscoperta dall’America è Peres. Perché a vederlo in campo, anche pedalando controvento (i media ormai lo bocciano a priori e chissà perché), sembra davvero un altro. A quanto pare gli hanno fatto bene i rimproveri. Ne ha incassati a raffica. Ma il brasiliano non si è piegato. Anzi ha reagito, dando l’impressione di aver recepito gli insegnamenti più semplici. L’attenzione è cresciuta e non solo in allenamento. Nei test contro il Psg, il Tottenham e la Juve (unico giallorsso a non aver saltato nemmeno un minuto dei tre match) è entrato nel vivo del 4-3-3. Cioè ha provato a ripetere i movimenti su cui Di Francesco sta insistendo da tre settimane. Di errori ne fa ancora parecchi, ma il cambiamento è evidente. A volte dà l’impressione di essere meno intraprendente proprio perché cerca di accontentare l’allenatore. Probabilmente è ripartito dall’abc tattico e, tanto per fare un esempio, non si è vergognato ad ammettere di aver scoperto la diagonale proprio grazie a Eusebio. In più sta giocando il suo solitario. L’unico rivale nel ruolo è Nura che, tra l’altro, viene da un grave infortunio. Con Florenzi e Kardorp convalescenti, Peres ha capito che in ballo c’è il suo futuro. Sempre titolare nelle tre partite negli Usa, è quasi certo che lo sarà anche al debutto in campionato a Bergamo, domenica 20 agosto, contro l’Atalanta. Peres, insomma, fa corsa a sé. Ma, pur avendo sfruttato i consigli del tecnico, non è ancora al traguardo. Come Kolarov che il posto se l’è preso e difficilmente lo lascerà. L’esperienza maturata in serie A e in Europa sommata alla conoscenza personale della linea a quattro lo rendono inattaccabile.
SVOLTA A SINISTRA – Juan Jesus ha recuperato posizioni. Partendo dalla panchina, si è preso il posto. Di Francesco lo ha sempre schierato titolare negli States. E sempre da centrale, per sfruttare il piede mancino. Ha giocato in mezzo con i destri Manolas (una volta) e Fazio (due). Mai da terzino, come invece, ha fatto in alcune partite con Spalletti. Parte davanti perché più veloce di Moreno. Fino a quando non arriva il partner di Manolas, tocca a lui. Da riserva a indispensabile.
TALENTINO SVEZZATO – Gerson finalmente è stato schierato nel suo ruolo di mezzala sinistra. Anche lui è stato strigliato più per il suo atteggiamento, a volte indisponente, e meno per la sua qualità che Di Francesco ha cercato di sfruttare già a Pinzolo. Negli Usa è sembrato più vivace e soprattutto più veloce nel fraseggio. E’ lui che, allargando rapidamente per Kolarov a sinistra, ha iniziato l’azione del pari di Dzeko contro la Juve. L’allenatore lo vorrebbe tenere, convinto che il centrocampista sia adatto al suo sistema di gioco che vive di verticalizzazioni. Gerson non è sicuro di restare. In quest’estate, comunque, si è riqualificato. Pensando a se stesso e alla Roma che ha investito 20 milioni.










