
BENE PER 45′ – Dopo Spagna-Italia del Bernabeu, la sfida italo-spagnola trasportata ai club, meglio ancora, a due rappresentanti delle due capitali, per un tempo, uno solo, non è stata terrifficante come quella fra le nazionali. Anche nei primi 45′ l’Atletico ha costruito le occasioni più nitide (palo esterno di Saul e respinta sulla linea di porta di Manolas su tiro di Koke), però per la Roma c’era un rigore netto per un fallo di mano di Vietto su cross di Perotti, e poi ha sempre ribattuto, colpo su colpo, senza staccarsi mai dalla partita e senza soggezione. Di Francesco si è difeso con una linea difensiva piuttosto alta, una linea che si è mossa in buona sincronia, tanto da mandare quattro volte in fuorigioco l’attacco colchoneros.
IL GIOCO – L’Atletico era lo stesso di sempre, con quei due esterni, Koke e Saul, che in realtà fanno le mezze ali dentro al campo, e ieri hanno palleggiato a lungo appoggiandosi a Thomas, il mediano che teneva insieme tutta la squadra. Finché ha avuto fiato e gambe, la Roma si è difesa con ordine, con attenzione, occupando bene sia gli esterni per il buon lavoro difensivo di Perotti e soprattutto di Defrel, e il centro del campo con De Rossi poco oltre la coppia centrale della difesa. In quei primi 45′, all’Atletico è mancato lo spunto di Griezmann, così come la Roma non ha sempre trovato in Dzeko l’appoggio ideale. Ma la presunta differenza tecnica fra le due squadre si è vista raramente. Ce n’era un’altra, di differenza, l’esperienza in Champions, e questa sì, si è notata in alcune fasi già nel primo tempo.
SALVALISSON – Nel secondo è cambiato tutto. L’Atletico ha aumentato il ritmo e la Roma ha ceduto sul piano fisico. Si è fatta schiacciare a una decina di metri dalla sua area e mentre Simeone rovesciava in campo tutti i suoi attaccanti (prima Correa, poi Ferreira-Carrasco), Di Francesco ha aspettato che l’onda madrilena si placasse prima di intervenire. Un’attesa rischiosa che lo ha portato alla fine a rinunciare alla sua idea di calcio: dentro Fazio al posto di Defrel, difesa a 5, con 3 centrocampisti, Perotti alle spalle di Dzeko e lanci lunghi per raggiungere il bosniaco, sempre da solo fra Godin e Savic. Per quasi mezz’ora, l’Atletico ha messo sotto assedio la Roma che ha barcollato, trovando però il suo salvatore, Alisson Becker. Almeno in quattro occasioni il brasiliano è stato decisivo, la prima clamorosa su Vietto. Il cambio di Di Francesco ha avuto l’esito atteso, la Roma si è riequilibrata e l’Atletico è sceso dai suoi ritmi vertiginosi. Ci aveva provato, eccome, ma alla fine si è preoccupato di non prendere gol: sarebbe stata una beffa.










