
TOTTI E CEREGHINI – Ieri, però, al contrario di tante altre volte la gente non lo ha cercato. Almeno non con la voce, di certo sì con il cuore. Perché quando sono entrati in campo Perotti, Gonalons e compagni, chissà in quanti avranno pensato che quella era davvero la prima partita senza il capitano di sempre. «Portace Totti» aveva gridato la gente a Di Francesco in piazza, sabato sera, durante la presentazione ufficiale della squadra. Concetto sostituito ieri da un molto più banale «Oh Pallotta compra Cereghini», il portiere del Pinzolo del secondo tempo. Uno che ha giocato con il caschetto alla Cech e sul quale i tifosi giallorossi hanno ironizzato a lungo. Forse sbagliando, forse per lanciare a modo loro un messaggio al club. Nel frattempo, però, quel vuoto lì, quello di Totti, si avvertiva lo stesso. Sempre. Ovunque. Nonostante anche Di Francesco avesse provato a sdrammatizzare prima, in mattinata, quando al Fan Village aveva risposto così ad un tifoso: «Il giocatore che mi è piaciuto di più finora? Francesco Totti». E magari avercelo, ha pensato più di qualcuno.
LA VOGLIA DI GONA – Poi però si è giocato lo stesso. A dimostrazione che si può andare avanti anche senza il capitano, nonostante tutto quello che è valso lui in questi anni giallorossi. Gonalons ha preso la cabina di regia, Perotti ha iniziato a sciorinare numeri, Castan e Juan Jesus si sono messi lì a provare a tenere la linea il più alta possibile. «Ho voglia di fare una grande stagione e di vincere qualcosa con la Roma», ha detto a fine gara il regista francese. In un momento in cui i tifosi vanno a caccia di idoli e di volti nuovi, il suo è uno di quelli che può anche funzionare. Non per sostituire Totti, ovviamente, perché quello sarà sempre impossibile. Per chiunque. Ma per dare il via ad una nuova ripartenza, quella che ha provato a lanciare la Roma ieri pomeriggio. Senza Totti, senza il suo capitano. E con quel piccolo grande vuoto che a Pinzolo si respira un po’ ovunque. Basta alzarsi e camminare per sentirlo.










