
SEPARATO IN CASA – Spalletti, è giusto riconoscerglielo, rimane il professionista di sempre. L’allenatore che passa la sua giornata (intera) a Trigoria e che in campo è meticoloso nell’addestramento del gruppo (ieri, alla ripresa degli allenamenti, lungo confronto). Da qualche settimana, però, il rapporto quotidiano con i suoi interlocutori non è più lo stesso. Lui stesso sente che la fiducia, dentro la struttura, è improvvisamente scemata. C’è chi, nel management italiano di Pallotta, non ha gradito alcune uscite in pubblico contro i media proprio nella fase cruciale della stagione in cui la Roma è poi caduta nelle coppe, eliminata dal Lione e dalla Lazio. E c’è chi, magari indirettamente, ha messo in discussione alcune sue scelte nelle partite da dentro o fuori, a cominciare dallo scontro diretto con il Napoli, ko all’Olimpico che ha tenuto in corsa la formazione di Sarri adesso tornata meno 2 dai giallorossi. E, come approfondito pure qui sotto, il club non ha condiviso la bocciatura di alcuni panchinari che ha utilizzato poco o niente, ultimo Grenier che ha avuto a disposizione da fine gennaio. Sarebbe sbagliato, però, indicarlo come unico colpevole di una stagione che ha preso una brutta piega. Diventerebbe l’ennesimo alibi concesso alla squadra e alla società che sono coinvolte nel flop quanto il toscano. L’allenatore, anche sabato scorso dopo il pari contro l’Atalanta, ha ammesso che i cambiamenti fatti nell’ultimo periodo (sistema di gioco, posizioni in campo e interpreti) non hanno migliorato il rendimento della squadra (soprattutto nelle coppe). L’indecisione è stata fatale e ha spiazzato per primi i giocatori. La Roma, già da qualche partita, ha smarrito l’identità trovata prima di Natale.
CACCIA ALL’EREDE – Senza organizzazione, in campo e fuori, non si va da nessuna parte. Baldini, rimanendo in contatto con Monchi, sta approfondendo le consultazioni per il nuovo allenatore. «Ogni giorno ci motiviamo per la Coppa e il campionato: non parlo di altro. Il club pensa e lavora per futuro, l’allenatore guarda al presente» fa sapere Emery che ieri ha vinto in trasferta con il Metz (3-2, gol diMatuidi al 93’) e raggiunto in vetta il Monaco (1 partita in meno). Potrebbe essere mezza apertura, non essendosi sbilanciato su quanto accadrà a fine stagione. Oppure no. Lo spagnolo, per ora, è il favorito per i bookmakers (quotato 1,30) e per il nuovo ds. Lo stesso consulente di Pallotta provò a portarlo a Trigoria in passato. Ma l’ex tecnico del Siviglia è vincolato al Psg (scadenza 30 giugno del 2018) proprio come Sarri, il suo più accreditato rivale italiano, al Napoli (30 giugno 2020). Il testa a testa va avanti da tempo, senza però avere la certezza che uno dei due sarà giallorosso. L’italiano ha qualche chance in più: Baldini potrebbe spingere la proprietà Usa a pagare la penale di 8 milioni per liberarlo. Ma, per questa soluzione, è necessaria la partecipazione alla prossima Champions. Che è anche l’obiettivo, nelle ultime 6 giornate, del Napoli. E di Sarri, l’unico che non ha niente da perdere. E’ dietro a Spalletti (in classifica), ma davanti (nel casting) a Gasperini, Di Francesco,Montella, Paulo Sousa e Mancini.










