
Il bilancio del trittico di partite semplici si chiude con 9 punti, 10 gol segnati e uno solo subito, una gestione molto accorta delle energie attraverso un turnover massiccio che anche ieri ha visto andare in campo cinque elementi diversi rispetto a quelli che avevano giocato a Benevento. Di Francesco ha concesso qualche minuto di riposo anche agli indispensabili Dzeko e Kolarov, in vista del secondo impegno di Champions League (mercoledì sera, a Baku, contro il Qarabag) e dello spareggio per le zone alte della classifica di domenica prossima, a San Siro, contro il Milan. Sarà proprio la partita contro i rossoneri la cartina di tornasole sulle condizioni del gruppo giallorosso. Il campionato verrà deciso soprattutto dagli scontri diretti e la Roma, anche se immeritatamente, ha perso il primo, in casa, contro l’Inter.
Gli avversari incontrati in questa settimana erano troppo deboli per costituire un vero banco di prova, ma i miglioramenti sul piano del gioco sono indiscutibili. La Roma sta prendendo gusto a giocare «alla Di Francesco», cioè più in verticale e spesso a due tocchi. Contro avversari non irresistibili, come l’Udinese attuale, pallido ricordo della provinciale che seppe arrivare fino alla Champions League, ha funzionato bene il tridente con Dzeko, Perotti e El Shaarawy. Se sia proponibile anche contro avversari di prima fascia è da dimostrare e passerà sicuramente dalla capacità di sacrificarsi per il compagno che tutti devono avere. In questo senso è emblematico l’assist di Nainggolan per Dzeko sul primo gol: un pallone giocato praticamente da terra, con grinta da vero Ninja.










