
Un minuto prima dell’illusorio vantaggio, Kolarov, decisivo all’esordio a Bergamo, aveva centrato il palo col suo solito sinistro magico, prima dell’intervallo lo ha fatto Nainggolan, con un gran destro da fuori, al 20’ della ripresa il terzo legno, centrato da Perotti, che nella stessa porta, nell’ultima gara all’Olimpico, quella dell’addio del Capitano, aveva segnato il gol più importante della sua avventura romanista. «Ti aspettavi l’intervento del Var?», gli hanno chiesto a Sky per il contatto più che sospetto con Skriniar, lui non si è fatto pregare: «Perché, tu no? Bastava vederlo una volta per capire che era rigore, forse qui non era un problema di tecnologia. De Rossi ha chiesto spiegazioni, gli è stato risposto che in quell’azione c’era solo un angolo. Che dire…».
Poi il discorso è passato sulle cose che gli chiede Di Francesco, ben diverse da quelle che faceva con l’avversario di ieri sera. «Non è facile cambiare sistema e modo di giocare – spiega il numero 8 giallorosso –, specialmente per me che ho sempre amato giocare largo, aperto: ora mi trovo più vicino agli attaccanti e alla porta. Se la squadra è più o meno forte dell’anno scorso? Per quanto mi riguarda sono sempre nella squadra più forte al mondo, con l’allenatore e i compagni più forti. Abbiamo fatto 70’ meglio di una grande squadra come l’Inter: a Bergamo abbiamo vinto giocando una partita normale, con un solo tiro in porta, oggi abbiamo preso tre pali e abbiamo perso: il calcio è così, dobbiamo accettarlo».










