
NUOVO STRAPPO – In poche settimane, però, è stato certificato l’ennesimo ribaltone. E il clima è tornato pesante. Addirittura peggiore di prima. La Sud ha contestato la società, scegliendo Pallotta e Baldissoni come principali responsabili del nuovo flop, e fischiato i giocatori dopo il 7° ko stagionale. Prima del match contro la Sampdoria ha applaudito Di Francesco, dopo l’ha risparmiato: la gente ha capito che prendersela con l’allenatore significa solo concedere alibi alla dirigenza. Che, non avendo mai saputo comunicare, fatica a interfacciarsi con la piazza. Quando si espone il presidente, a Trigoria tremano per le conseguenze: perché una cosa dice e la stessa cosa smentisce. Eppure ogni suo intervento è registrato. L’ultimo (e non il primo) contro i tifosi ha generato la protesta di queste ore: in pubblico ha detto che a Roma (e a Napoli) non si può andare allo stadio e a Milano e Torino sì. In privato è andato oltre, invitando Monchi ad anticipare le plusvalenze. In inverno, senza aspettare l’estate. E senza pensare al lavoro di Di Francesco, alla doppia sfida contro lo Shakhtar (ottavi di Champions) e al 4° posto vitale per chi usa gli introiti dell’Uefa per sopravvivere.
VIA (PER ORA) SOLO EMERSON – Input chiaro: Strootman, Nainggolan, Emerson e Dzeko subito sul mercato. Il ds si è adeguato, senza fare una piega. L’allenatore pure. Ma, se proprio dovrà ringraziare qualcuno, si rivolgerà al governo cinese che ha bloccato il trasferimento di Nainggolan e alla moglie di Dzeko che gli ha confermato il centravanti promesso dalla società al Chelsea. Non certo Monchi che, a Londra, ha mandato in avanscoperta Emerson. E che in estate è riuscito, con 3 mesi a disposizione, a non prendergli il sostituito di Salah. Non lo è nemmeno Vidal, jolly come Florenzi. Buono per ogni ruolo a detra, non specialista. Proprio il contrario di quello che chiede, da luglio, il tecnico.










