
RECORD – Mai nessuno era arrivato a 39 reti stagionali, lui ci è riuscito vincendo la classifica dei cannonieri della Serie A e anche quella dell’Europa League: 29 gol in campionato, 8 nel continente, 2 in coppa Italia, ci teneva ad arrivare a 40 ma, come ha detto ieri, «non posso certo lamentarmi». Non può lui, non può la Roma, che, con un anno di ritardo, ha trovato quel bomber che in un pomeriggio d’estate ave va fatto accorrere a Fiumicino 5mila persone. Anzi, la Roma ha trovato anche di più, perché Dzeko non aveva mai avuto un anno così: continuo come rendimento, ha avuto solo un infortunio al polpaccio che gli ha fatto saltare la partita contro la Juve, unica mancata in campionato, mentre nel preliminare di Champions e in Coppa Italia ha fatto bottino pieno. In Europa League, invece, non è sceso in campo contro Astra Giurgiu e Villarreal, disputando quindi 51 partite su 54, con una media di poco inferiore agli 80’.
UOMO SQUADRA – Spalletti lo ha schierato sempre, per lui ha cambiato la Roma mandando spesso in panchina uno tra El Shaarawy e Perotti. E, al netto di qualche battutina velenosa su una vera, o presunta, mancanza di cattiveria, ne ha sempre elogiato il lavoro per la squadra, santificato anche da 8 assist in campionato dietro Callejon (11), e Salah e Gomez, 10 a testa. Il prossimo anno la Roma ripartirà dal suo numero 9, anche se avrà un’alternativa - o concorrente - in più. A meno che le ricche offerte che stanno arrivando a lui e al club dalla Cina, dagli States e dalla Russia (Mancini allo Zenit lo riprenderebbe volentieri), non facciano vacillare tutti.
RINASCITA – «Lui - ha sottolineato Spalletti - ha sofferto la pressione. Poi io l’ho peggiora to perché quando sono arrivato l’ho tolto, ma lui stava un po’ peggio degli altri dal punto di vista psicologico. Invece quest’anno ho fatto una scelta di versa. Gli ho detto: “Io ho bisogno di te, ma tu devi stare con me, stai tranquillo, tu stai con me”. E lui ha risposto sul campo, segno che l’obiettivo ha concluso è stato raggiunto».










