
Il primo è il contatto con Kolarov che provoca il rigore realizzato da Perotti; il secondo è un’incertezza che permette a El Shaarawy di rubare palla all’angolano e servire Nainggolan, che fa 2-0. È il 53’ e ovviamente cambia tutto. La Roma comincia ad addormentare la partita (sfruttando anche il lavoro certosino dei raccattapalle, molto “distratti” e sprovvisti di palloni nella ripresa) e la Lazio non sembra avere le forze per reagire. L’inerzia cambia solo dopo l’inserimento di Nani, Lukaku e Patric (al posto dell’infortunato Radu), ma i tentativi si fermano solo al rigore del 2-1 realizzato da Immobile. L’attaccante azzurro si dà un gran da fare, ma è a mezzo servizio e finisce la gara zoppicando. Non al massimo nemmeno Milinkovic, evidentemente stanco dal volo transoceanico con la nazionale serba che lo ha riportato a Roma solo giovedì e tra i pochi a non aver reso come avrebbe potuto.
La Curva Nord – che ha dedicato la scenografia a Gabriele Sandri, ricevendo gli applausi dell’intero Stadio Olimpico – al termine della partita abbraccia comunque i suoi giocatori, ma Inzaghi adesso dovrà evitare pericolosi contraccolpi psicologici: «Dispiace per noi e i nostri tifosi. Ma anche l’anno scorso avevamo perso il primo derby. Sappiamo cosa ci aspetta, da capo di questa squadra dovrò essere bravo a far dimenticare la sconfitta e ripartire più forti di prima».










