
LE NOVITÀ I pacchetti sono per prodotto e non per piattaforma. Le ragioni sono diverse. In primis, permettere all’utente di poter assistere a più partite, non essendoci una sovrapposizione con altri incontri. Se prima si giocavano in contemporanea 6 gare su 10 (60%), ora sono 3 su 10 (30%). Un trend comune in tutta Europa: in Spagna le gare di campionato si giocano ormai in 9 orari diversi e in Premier dalla stagione 2019-2020 si arriverà a giocare in un massimo di 4 giorni e 8 orari diversi. In secondo luogo, ogni abbonato potrà vedere le partite acquistate non su un solo apparato (la tv collegata a un decoder), ma anche da altri apparati, anche in mobilità. Quindi non si sarà più vincolati esclusivamente al decoder di casa.
L’ABBONAMENTO Come anticipato ieri dal Messaggero parlando dell’applicazione digitale di Perform – che permetterebbe agli abbonati Sky di avere accesso a tutte le partite e viceversa -, non esiste il problema del doppio abbonamento. La regola del “no single buyer” impone che non si possano cedere tutti i diritti a un singolo compratore. Se questa legge espone al potenziale rischio che nessun broadcaster trasmetta tutte le partite, la Lega serie A per la prima volta ha inserito nel bando il diritto di ritrasmissione, il quale consentirà accordi commerciali tra i broadcaster. Tutto il mondo televisivo si è spostato sulla modalità pay: la Premier è proposta in chiaro solo alle 22.30; la Liga spagnola dopo la conclusione dell’ultima partita della sera; in Francia addirittura non esistono gli highlights in chiaro. In Italia il calcio, per l’importanza sociale ed economica che riveste, ha bisogno di sostenersi ed è inevitabilmente un prodotto a pagamento, come in tutti i mercati. Il fatturato è indispensabile per sostenere la competitività del sistema, investire in risorse e dipendenti. In Italia il pallone ha un giro d’affari di 13,7 miliardi all’anno: cifra che posiziona il calcio tra le prime 10 industrie del paese.










