
Il 6 marzo 2007, nel vecchio Stade de Gerland, la Roma di Spalletti batté i favoriti francesi 2-0 nel ritorno degli ottavi di finale di Champions. L’Olympique era uno squadrone — Juninho Pernambucano, Cris, Thiago, Abidal, Gouvou, Malouda, il giovane Benzema in panchina — ma fu messo k.o. da Totti e Amantino Mancini, con un gol indimenticabile a colpi di «doppio passo» che il portiere Coupet ancora ricorda come «la maionese». Rispetto alla sconfitta contro il Napoli, Spalletti tornerà alla difesa a 3 e alla coppia di esterni Bruno Peres e Emerson Palmieri. La partita è da gestire su 180’: «Nel 2007 c’erano solo loro, nel calcio francese, adesso ci sono Psg, Monaco, Nizza… Hanno qualità indiscutibili e per noi sarà fondamentale non giocare a campo aperto contro Lacazette. O si va di là e si morde forte, oppure si resta nella metà campo, non si deve fare la via di mezzo». La domanda che si fanno tutti è: la Roma è stanca oppure no? La risposta di Spalletti è interlocutoria: «Quando si parla di stanchezza non si tocca solo il valore muscolare, resta più importante quello che dice la testa. Se dici alla squadra “siete stanchi” è come dire “avete due mesi di bonus per perdere le partite perché dobbiamo rifare da capo la preparazione”. La verità è che abbiamo perso contro due squadre fortissime dove, forse sbagliando qualcosa, siamo comunque rimasti in partita e senza avere quel pizzico di fortuna che altre volte avevamo avuto».










