
Quel ponte è stata la stella polare del nuovo progetto, quello dimezzato nelle cubature di cemento e quindi decapitato delle tre torri di Libeskind. Perché nella 132 di Marino era previsto un altro ponte carrabile, il ponte di Traiano, che al M5S sembrava una violenza gratuita sul territorio considerata la presenza di un’opera già finanziata dal governo con 145 milioni di soldi pubblici. E quindi, dopo l’accordo tra Raggi e i proponenti (Roma e Eurnova), nel ridisegnare la planimetria di Tor di Valle è stata data per assunto la presenza del ponte dei Congressi. Così quello di Traiano è scomparso insieme alle torri. Ma basta incrociare la dichiarazione di ieri di Montuori e la nota seguente del Campidoglio per capire che qualcosa non quadra. «Ponte Congressi fuori delibera, sarà realizzato con fondi Cipe», dice l’assessore. Il progetto «migliora la mobilità grazie alla realizzazione di collegamenti ciclopedonali che attraversano l’area lungo le anse del Tevere e la via Ostiense collegandosi alle nuove reti ciclabili previste nel ponte dei Congressi», spiega il Comune. Cioè: la delibera è complementare alla costruzione del ponte finanziato dal governo anche se l’opera è attualmente sospesa con un «no» dal Consiglio superiore dei lavori pubblici nella Conferenza dei servizi relativa. E’ vero che i rilievi sembrano ora superati e che probabilmente il ponte si farà. Ma il punto è un altro e gli avvocati sono già a lavoro: il 15 giugno la maggioranza M5S potrebbe concedere il pubblico interesse a un progetto con la condizionale.










