
E gli ucraini come stanno? “Li avete già visti col Napoli, no? Un gruppo che gioca insieme da 4-5 anni, ha cambiato poco e sa come si giocano queste partite. Continuano a essere la miglior squadra dell’Est Europa insieme al Besiktas”.
Com’è cambiato lo Shakhtar con Fonseca in panchina? “Non è cambiato. Lui all’inizio ci ha provato ma non ha funzionato ed è tornato al vecchio sistema. I brasiliani hanno bisogno di spazi brevi, di giocare rapido, e questo modulo esalta le caratteristiche individuali. L’unica cosa che mi pare diversa è la difesa più avanzata, che rende la squadra più corta”.
E la Roma le piace? L’ha vista? “Certo, gioca bene e i momenti delicati se li è messi alle spalle. Ha uomini di livello altissimo, in Italia forse solo Juve e Napoli hanno qualcosa in più, ma dopo di loro c’è la Roma, senza dubbio. Anzi, senza quella flessione oggi forse parleremmo di una squadra da scudetto…”.
Merito pure di Ünder: il suo boom ha sorpreso pure lei? “No, sono sempre stato convinto di lui. Da tempo mi sento con Di Francesco, mi ha sempre detto che ci conta molto, ora e per il futuro. Pensate a quanto può essere stato difficile per lui: arrivi a 20 anni dalla Turchia e davanti hai il problema della lingua, un rapporto da creare coi compagni e il paragone con Salah che di fatto è arrivato a sostituire. Per emergere ha superato una pressione incredibile”.
Guardiamo lo scacchiere della sfida: dove si decide? “A centrocampo. Lo Shakhtar è rapido, superiore nel controllo degli spazi e nel possesso palla, la Roma dalla sua ha esperienza e una forza fisica nettamente superiore. Tecnica brasiliana o muscoli romani? Lì si decide”.
A Roma quest’anno hanno avuto un po’ di problemi extracampo… Lei che di giocatori difficili ne ha avuti tanti, come si gestiscono? “Con un ragazzo è semplice. Coi big l’unica via è il dialogo: far capire loro quanto l’esempio che danno è importante. E sono problemi anche della società: perché alla Juve o in altri club certe cose non succedono? Le responsabilità di comportamento sono importanti come quelle in campo, se vengono meno anche i risultati sono intermittenti. Ma nel gestire la vicenda Nainggolan Di Francesco ha fatto bene: ha rischiato un risultato, ma ha dato un esempio”.
Ci parli di Fred. Il regista degli ucraini è un’altra sua invenzione. “Lo presi dall’Internacional di Dunga e lì giocava alla Willian, esterno d’attacco. Io però lo vedevo ogni giorno: aggressivo, intelligente, intenso, gran corsa, ottimo passatore. E, partito Fernandinho, a poco a poco l’ho impostato in quella posizione. All’inizio faceva errori incredibili, aveva la mentalità della punta, pensava solo alla palla. Poi si è applicato ed è diventato il loro elemento migliore. È già pronto per il City…”
Non sarebbe il primo svezzato da lei e comprato da Guardiola… “Con lui mi confronto spesso, sa come ho lavorato a Donetsk: a parte il talento, ho imposto l’educazione, tattica e comportamentale. Non per niente dicevano che ero un dittatore (ride, ndr ). Ora però lo Shakhtar deve fare lo stesso tipo di lavoro: dietro a quelli che giocano devono crescere altri pronti a prenderne il posto. Io e il presidente Ahmetov avevamo sposato questo sistema, formare i giovani per averne sempre di nuovi”.
Con la pausa invernale come si fa? Le squadre dell’est ne escono sempre a pezzi. “Io mi inventavo delle coppe, per dare le motivazioni a giocatori che altrimenti rischiavano di perdere. Le ho contate: 275 amichevoli in 12 anni. Servivano a prepararci e lanciare i ragazzi, una specie di campionato solo per loro: non potevo aspettare che crescessero, dovevo accelerare io la maturazione”.
Dica la verità, un po’ le piacerebbe essere ancora lì. “Mi sento ancora legatissimo a quei ragazzi, li ho trattati come figli. Tiferò per loro. Non me ne vogliano Di Francesco e Ünder, ma il cuore è lì”.
Nella Turchia c’è Calhanoglu. Le piace come Gattuso l’ha rilanciato al Milan? “Molto. Aveva bisogno di qualcuno che gli spiegasse, magari a muso duro, com’è il calcio italiano. Lo vedo più aggressivo, determinante, presente negli ultimi metri”.
E se dopo Ünder la A volesse pescare ancora da voi? Ci consigli qualche ragazzo promettente. “Caglar, centrale del Friburgo, bravissimo. Poi Yusuf e Okay, trequartista e mediano del Trabzonspor, e Kahveci, centrocampista del Basaksehir. Ragazzi di avvenire sicuro, hanno solo bisogno di continuità”.










