
1) Ha dietro un club che gli garantisce il doppio, il triplo di quanto gli offre la Roma? 2) Ha capito che il suo (doppio) ciclo alla Roma è definitivamente terminato? 3) Vuole prendersi un anno sabbatico? 4) Non vuole più confrontarsi quotidianamente con il nemico Totti? Fosse vero questo, ad esempio, Lucio è il primo a sapere che il Capitano sarà calciatore della Roma per altri 15 giorni e basta; e sa pure che, se restasse, il poliedrico Monchi s’inventerebbe qualcosa pur di non farlo convivere a Trigoria con il neo dirigente Totti. C’è, dunque, un problema di ruoli, di compiti, di autonomia, di programmi, di staff o, perché no?, di strategia sul mercato alla base della voglia di Spalletti di non restare alla Roma? Ci deve essere, per forza, un motivo forte, un ostacolo insormontabile; non può esserci una motivazione futile o di facciata per il “no, grazie”. E non bastano neppure i fischi di parte della tifoseria per prendere e andare via, se si vuole davvero restare. Fuori la verità. La penna è lì, sul tavolo della verità.










