
PARTITE – Monchi sta tenendo da parte i soldi per colpire duro sulla fascia. Per lui colpire duro significa in questo momento portare a Roma l’attaccante entrato nell’immaginario collettivo dei fan prima ancora di essere acquistato. Riyad Mahrez, naturalmente. Il ds ha pure dichiarato, con toni decisi, di aver presentato l’offerta definitiva al Leicester: 30 milioni più bonus fino ad arrivare intorno ai 35. In Inghilterra hanno reagito con varie modalità. Shakespeare dicendo: «Mahrez è un mio giocatore. Lo sarà finché il consiglio di amministrazione del club non mi comunicherà il contrario. E non mi comunicheranno il contrario finché non avranno ricevuto un’offerta adeguata. Anche se è vero che lui vuole andare in un grande club. Naturalmente spero che resti». Mahrez non è stato convocato per un’amichevole, lo hanno fatto giocare in un’altra persa 1-0 con il Wolverhampton, lo hanno estromesso dalla foto pubblicitraria su un social, si sono dimenticati di inserirlo in formazione su un altro, quindi lo hanno aggiunto. Lui ieri sera dopo l’incontro se n’è rimasto ben zitto di fronte a domande precise. Un po’ di taglia e cuci, insomma. La Roma aspetta che il Leicester si sganci dalla boa dei 40 milioni e intanto prepara un piccolo rilancio. Partita di dama più che di scacchi. Come diceva Poe, a scacchi vince chi ha più pazienza, a dama chi ha più acume.
SCADENZA – Monchi di pazienza non ne ha troppa e ancora meno se ne ritrova dopo aver letto il calendario da sudori freddi delle prime giornate di campionato. Vuole risolvere la questione Mahrez entro la prossima settimana. Se vedrà che non è aria andrà sulle alternative: Hakim Ziyech dell’Ajax, Domenico Berardi del Sassuolo. Va notato tuttavia come Monchi abbia accennato a giocatori mai apparsi in superficie mentre di Berardi e della Roma si è già detto tutto e Ziyech era stato sondato a gennaio. Sistemato l’attacco, si vedrà come comportarsi tra Manolas e un eventuale nuovo difensore centrale. Monchi insiste che là dietro tutto va bene, però anche gli uomini onesti qualche volta mentono.










