
Il Milan, al contrario, può permettersi di sognare. Mercoledì sera, sempre all’Olimpico, incontrerà la Lazio in Coppa Italia nella semifinale di ritorno (andata 0-0); domenica prossima ci sarà il derby; l’8 marzo l’andata di Europa League contro l’Arsenal. Un calendario durissimo, ma da affrontare con il morale a mille. La partita di ieri è di quelle che aumentano l’autostima: la difesa ha concesso poco o nulla; il centrocampo è stato solido; Cutrone ha segnato il quattordicesimo gol stagionale (6 in campionato, 6 in Europa League e 2 in Coppa Italia, più 4 con l’under 21), anticipando uno stordito Manolas; Calabria ha chiuso la gara segnando il suo primo gol in serie A; Kalinic è entrato dalla panchina e ha fornito l’assist del 2-0. Il primo tempo è stato noioso e tattico. Si è vista una sola giocata di vero calcio quando Schick, schierato al posto di Dzeko, si è liberato con una «veronica» della marcatura di Calabria e Biglia. Il ceco è entrato in area, cercando un assist, ma Bonucci è stato bravo a stopparlo. Il resto sono state marcature in tutte le parti del campo e coperture preventive, con i due 4-3-3 che si sono annullati.
Nella ripresa il Milan è salito di tono e la Roma è scomparsa dopo il gol di Cutrone (assist di Suso). Alisson è stato per l’ennesima volta il migliore di una squadra senza gioco, ma non è bastato. Nel finale i rossoneri hanno sfiorato più volte il 3-0 contro un avversario alle corde, schierato con il 4-2-4 che, affastellando attaccanti e stringendo gli spazi per le giocate, ha reso ancora più facile il compito della difesa milanista. Le prossime settimane saranno decisive sia per il Milan che per la Roma. I rossoneri sembrano aver trovato in Gattuso l’uomo della provvidenza, mentre da Boston il presidente Pallotta ha indicato nell’ambiente romano il vero problema. Un’analisi che spiega molte cose. Forse tutto.










