
Anche sull’allenatore l’ultima parola è stata la sua e il diesse, per filosofia, non ama gli esoneri. Con Di Francesco, ora che si è tolto dai carboni ardenti, farà le valutazioni sui giocatori che hanno bisogno magari di cambiare aria e su quei profili abbordabili che potrebbero dare una mano nella seconda parte di stagione: “Non prendo un giocatore che non vuole il tecnico o che vuole solo lui e io no. Nessuno dei due deve imporre il proprio punto di vista, tutto deve essere condiviso. Ci sono 16 persone che lavorano nel mio ufficio, visioniamo un calciatore tante volte, tra le 6 e le 12, poi se capisci che ha certe caratteristiche devi sempre andare a vederlo dal vivo. Quando arriva il mercato il mondo gira intorno ai direttori sportivi. Si lavora in una vetrina, sulla stampa esce di tutto… Per me è stato il cambiamento più grande rispetto alla Spagna, dove il mercato è importante ma non diventa una notizia continua. Qui è più difficile, puó succedere che una squadra si svegli dopo aver letto i giornali”.
Il “furto” subito quest’estate dal Barcellona ha lasciato il segno: “Immagino che volessero Malcom già da prima, non penso che una squadra spenda 40 milioni di euro solo perché la Roma vuole un giocatore. Li conosco, sono dei professionisti”. Zaniolo è stato un colpo in sordina e ora è l’Inter a mangiarsi le mani, “ma non sono scemi, non volevano venderlo, ma volevano fortemente Nainggolan e hanno dovuto cedere su qualcosa”. L’altro nome fatto dalla Roma in sede di trattativa era quello del portiere Radu, già promesso al Genoa, era solo giugno ma Monchi si preparava al dopo-Alisson. Una delle cose che i tifosi gli rimproverano è proprio la cessione dei big, un sacrificio necessario: “Non sono venuto qui per vendere Salah, Ruediger e Paredes, ma per fare il mio lavoro e il mio lavoro era sistemare i numeri. Non ho la bacchetta magica, ma sono convinto che alla fine avremo ragione. Ma più di tutti ce l’hanno i tifosi della Roma, perché quando uno tifa una grande squadra vuole vincere qualcosa. È normale, gli ultimi ai quali si puó dare una colpa sono loro: sono tanti anni che non vincono niente, hanno ragione. Io ho sempre avuto la sensazione che siano vicini a me, ma è vero che dobbiamo anche dare loro qualcosa”. È ora di vincere.










