
LUI E DIFRA – A Di Francesco il centrocampista belga riconosce grandi meriti nel far sentire tutti pienamente coinvolti nel progetto tattico giallorosso. Ma lui come si trova nel nuovo assetto? «Sono sereno, gioco dove mi mette l’allenatore, sono a disposizione. Ho capito cosa devo fare, poi gioco dando il massimo come ho sempre fatto. La differenza è che a inizio anno facevo un po’ più fatica ma ora va bene così». A Firenze è arrivata la dodicesima vittoria esterna consecutiva, questa Roma viaggia che è un piacere. «Sinceramente – commenta il Ninja – non ci penso a quante vittorie si fanno, ragiono partita per partita, bisogna sempre cercare di vincere. Le cifre sono cifre, bisogna solo arrivare in fondo nella migliore posizione possibile». Cioè il primo posto, quella che la Roma occupa oggi nel suo girone di Champions pur partendo, da ranking, come squadra di terza fascia. Il che, spiega Nainggolan, è stato quasi un vantaggio in termini di pressioni: «Se il primo posto ci dà consapevolezza? La consapevolezza è il gruppo stesso, sappiamo di avere una buona squadra. Prima di iniziare la Champions non eravamo i favoriti e questo ci ha dato tranquillità: non sarebbe successo niente se avessimo perso una partita… E così ci siamo ripresi anche in campionato, dopo le sconfitte interne contro Inter e Napoli. Il lavoro sta pagando».
LUI E IL BELGIO – Torna sulla convocazione: «E’ una bella cosa, spero stavolta di rimanere a lungo in Nazionale, ogni calciatore in carriera vuole giocare un Mondiale. Sono felice ma adesso vediamo come va, per me è stato un momento difficile quando non ero convocato, voglio riconquistare bene il posto. Le scelte non dipendono solo da me».










