
Non è mancata neanche la voce di chi, periodicamente, lamenta antichi torti, reali o presunti, diffondendo strali nell’etere romano. Viene da sorridere al pensiero che un quotidiano sportivo nazionale, per contro, abbia dedicato 25 pagine ad un incontro tra la sesta e la settima del campionato; ma, si sa, Roma divide, fin dai tempi dell’apologo di Agrippa. La città dove nacqui, ormai tanto tempo fa, venerdì compirà 2.770 anni. È riuscita a sopravvivere ai Galli di Brenno, ai Visigoti di Alarico, ai Lanzichenecchi di Carlo V, ma ho tanta paura che dovrà arrendersi ai nuovi barbari, pronti a succhiarsela come Dracula faceva col sangue delle proprie vittime. Per certo, tra i nuovi barbari ci sono anche quelli che fanno di tutto per distruggere quanto di buono ha cercato di realizzare la squadra che porta il nome della città eterna. P.S. È evidente che il 21 aprile l’anniversario potrà essere festeggiato solo da noi che ne portiamo il nome, eredi degli Orazi. Tutti gli altri, quelli che storicamente si sono schierati dalla parte dei Curiazi si astenessero. Grazie.










