
SICUREZZA – Quel che è certo è che, per Spalletti, Rüdiger dal 26 ottobre è un punto fisso. Da quando è rientrato contro il Sassuolo, giocando undici minuti la sera del primo infortunio di Florenzi, non è più uscito e dal 6 novembre, ogni volta che è sceso in campo in campionato, lo ha fatto per novanta minuti. Di lui si fida l’allenatore, che spesso si è confrontato con il commissario tecnico della Germania, Löw, sul ruolo, e di lui si fidano i compagni. Autentico uomo squadra, di quelli veri, Rüdiger tanto ha un carattere sopra le righe, tra musica e battute, nello spogliatoio, quanto è serio come professionista. Alimentazione controllata, allenamenti sempre al massimo, lavora spesso anche da solo, e non è un caso che per lui il rientro dalla lesione al crociato sia stato più semplice, nonostante il fisico imponente, rispetto ad altri compagni.
STANCO – Questo, ovviamente, non gli ha impedito di pagare dazio alla stanchezza nelle ultime settimane: le folate offensive si sono ridotte, così come in difesa c’è stata qualche sbavatura di troppo. Ecco perché il lavoro di questi giorni, soprattutto sulla brillantezza, magari potrà essergli utile da qui a fine stagione, quando poi, senza impegni con la Nazionale, potrà godersi un’estate di tutto riposo. Al termine della quale, mercato permettendo, dovrebbe tornare a Trigoria ed essere il fulcro della difesa della Roma del futuro. Ma su questo fronte, meglio non giurarci.









