Ecco, quella timidezza a Roma dovrà metterla subito da parte, se vuole davvero raccogliere nel migliore dei modi l’eredità di Alisson. Perché arrivare dopo il portiere brasiliano (e anche dopo Szczesny, se vogliamo) non può essere facile per nessuno, tantomeno per un portiere timido. Robin Olsen lo sa. «Alisson qui a Roma ha dimostrato a tutti il suo valore – ha detto ieri lo svedese da Boston, nel giorno della sua presentazione – È un grandissimo portiere, ma ha lasciato il club e la Roma ha deciso di acquistare me. Si parla molto di questo testimone ideale che raccolgo. Alisson ha tutto il mio rispetto, ma io devo solo concentrarmi sul mio lavoro per la squadra».
(…) Insomma, oltre che la timidezza per Robin ci sarà da sconfiggere anche lo scetticismo generale. «La Roma per me è una grande occasione – dice lui – Ho giocato qualche partita in Champions, il Mondiale, esperienza ne ho accumulata. Sono uno che dà tutto in partita e in allenamento e che lotto sempre per ciò che voglio. L’obiettivo, però, è chiaramente migliorare ancora».
(…) Olsen è uno che non fa tardi la sera, a volte non va alle cene, non ama i tatuaggi e, più in generale, non gli piace sentirsi una star. Il prototipo dell’antidivo, insomma, e su questo somiglia – e molto – a chi l’ha preceduto e cioè Alisson.
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