
Per gli altri resta più importante la protesta della curva rispetto alla qualificazione. O al futuro di Spalletti. Se il proposito di vincere come unica via per restare fosse valido, infatti, stasera la Roma si giocherebbe non solo i quarti d’Europa League. Ma pure le possibilità di ricominciare la prossima stagione con il proprio allenatore. Il suo destino però, più che da un trofeo – in ballo ci sarebbe pure la Coppa Italia, anche se il 4 aprile nel derby di ritorno servirà un’altra rimonta di 2 reti – sembra dipendere dai programmi futuri. Quelli del presidente Pallotta, in arrivo a Roma questo pomeriggio, a Ciampino, su un volo privato da Londra. A lui preme di certo più l’appuntamento di domani con la sindaca Raggi che non il match che seguirà stasera all’Olimpico. «Pallotta? Io non ho da dire nulla, ho solo da ascoltare», dice l’allenatore, «ma non mi pare ci siano i presupposti perché venga fuori un casino». Mettiamola così: Spalletti – lo dice lui stesso – deve «portare i risultati», e certo centrare il passaggio del turno in questo senso varrebbe una moneta importante da spendere sul tavolo della fiducia. Di contro a lui dovranno mostrare progetti limpidi, per convincerlo a non cedere alle lusinghe juventine, interiste o di chissà chi altro. Insomma, se solo qualche ora fa l’addio pareva inevitabile, oggi siamo già ai primi, timidi, segnali di apertura a restare. Non ci sarà il 60% delle possibilità, ma a marzo va bene lo stesso.










