
Ti avranno citato quel derby decine di volte… «Decine? Centinaia almeno. Da quel giorno la mia vita è cambiata, inutile negarlo».
Mica ti sarà venuto a noia? «Ma no, ci mancherebbe. Mi ha segnato ma in positivo. Il gol ha inciso il mio nome nella memoria dei tifosi, un vero onore».
I calciatori non sempre ricordano le proprie azioni a distanza di anni. Tu? «Come no. Ho fermato al limite della nostra area Kolarov – che allora giocava con loro – l’ho data a Brighi che ha aperto per Riise, da lui a Francesco, dopo un contrasto con un avversario la palla è tornata a Brighi che mi ha pescato dentro, l’ho girata a Vucinic sulla destra, che me l’ha ridata e ho tirato».
Ricordi ogni dettaglio… «Anche i pensieri di quegli attimi: quando Mirko aveva palla, ho visto un buco dove infilarmi nella loro area e mi sono detto “Vediamo come va”, poi ho colpito come sapete, ma è andata bene».
E quella singolare esultanza? «Non sapevo dove andare. La prima idea era di correre sotto la Sud, poi ho visto un’infinità di cartelloni pubblicitari e mi sono bloccato».
Uno lo hai buttato giù… «Ero come in trance, felicissimo ma confuso. Poi ho avuto un momento di lucidità che mi ha fatto fermare: era importante portare a casa i tre punti».
Non capitavi spesso in zona gol: come mai eri lì? «Giocavamo male, non coprivamo come avremmo dovuto la zona offensiva. Totti e Vucinic erano un po’ defilati rispetto al solito e ne ho approfittato per inserirmi».
Prima però segnavi spesso… «Occupavo posizioni differenti: a Verona ero mezzala o laterale in un centrocampo a 5. A Lecce Delio Rossi mi schierava esterno alto».
A Roma sei tornato terzino… «Non c’era bisogno di giocare avanti con quei fuoriclasse che avevamo. Però qualche golletto l’ho fatto anche qui, dai».
Uno in particolare: che è successo dopo nello spogliatoio? «Sono rientrato più tardi rispetto agli altri per le interviste di rito e mi hanno accolto con grandi festeggiamenti. Indimenticabile».
Totti e De Rossi in particolare? «Daniele mi ha travolto già al fischio finale: ero fermo in mezzo al campo e mi è saltato in braccio, facendomi finire a terra, era in preda all’estasi. Francesco mi ha fatto qualche battuta delle sue, ma non ricordo le parole precise».
Al ritorno rimasero fuori entrambi nell’intervallo… (…)
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