
Oggi, in Campidoglio, i dirigenti del club di Totti e Spalletti incontreranno l’avvocato Luca Lanzalone: «La decisione — ha spiegato ieri uscendo dal Comune e riferendosi all’eventuale assenza al tavolo dell’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini — non sarà un discorso corale, non legato a una sola persona». Il legale chiamato a gestire il dossier stadio dal Movimento con tutta probabilità non sarà infatti solo. Perché la Roma e Parnasi hanno richiesto la presenza della sindaca Virginia Raggi al vertice decisivo. Il faccia a faccia potrebbe concludersi con una stretta di mano o con un nulla di fatto. In ogni caso, i proponenti vogliono che l’inquilina di Palazzo Senatorio si prenda la responsabilità della scelta. Qualsiasi essa sia. Perché tutti i dubbi che le parti hanno maturato negli ultimi mesi sull’esito della trattativa sono ancora legittimi. Buona parte della base pentastellata, ad esempio, continua a spingere per il «no». «Co ‘o stadio de sta squadra a’o sprofonno, er Movimento arischia de toccacce er fonno» , è il sonetto con cui Massimiliano Morosini, consigliere grillino del municipio VIII, ieri è tornato a chiedere una consultazione online su Tor di Valle. Il nuovo corso possibilista della giunta Raggi cozza con anni di lotte, condite da esposti e post sul blog di Beppe Grillo. È proprio al garante del M5S, allora, che gli attivisti hanno deciso di rivolgersi: «Facce vota’». Sul suo sito, oppure su una piattaforma aperta a tutti i romani. Nel frattempo, la Regione resta in attesa delle determinazioni del Campidoglio. Con un occhio al calendario: se oggi arriverà il «sì» sulla nuova arena giallorossa, bisognerà fare in fretta. La Roma dovrà rivedere il progetto come stabilito con il Comune, senza dimenticare le prescrizioni contenute nel parere negativo rilasciato dal dipartimento Urbanistica. La giunta Raggi dovrà intanto discutere la variante al piano regolatore (che in quell’area prevede un terzo delle cubature previste dal progetto su cui in era Marino arrivò la dichiarazione di interesse pubblico) e poi portarla in aula Giulio Cesare. Una corsa contro il tempo per non perdere un affare da 1,7 miliardi: la conferenza dei servizi chiuderà il 3 marzo. Altra scadenza da dentro o fuori, perché l’ulteriore richiesta di deroga a cui starebbe lavorando il Campidoglio difficilmente sarà accolta.










