
A parte il problema di un Pd che «licenzia» Ignazio Marino da una notaio, Zingaretti aggiunge: «Questo sarà lo stadio voluto da chi ama Roma. È sbagliato dare una sigla di partito a questo progetto. Io credo che il progetto che fu votato dall’amministrazioneMarino, che aveva tre meravigliose torri, era una sfida più affascinante. Ora però è importante non cadere nel rischio di dire di che partito è lo stadio. Lo stadio è dei romanisti e della città. Credo che il governo Gentiloni si è mosso proprio per questo: arrivati a questo punto fermarsi sarebbe stato un colpo alla credibilità della Capitale molto serio». Anche Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera e sfidante della Raggi nella corsa a Sindaco, ha preso posizione: «Esattamente come per le Olimpiadi, la rozzezza ideologica del Movimento 5 Stelle ha smontato il bel progetto dello stadio approvato tre anni fa. Un progetto di alto livello architettonico e urbanistico, utile a riqualificare e rilanciare un quadrante della città. Il Comune di Roma non intendendo finanziare il Ponte di Traiano non lo ha inserito nel progetto portando l’opera su un binario morto. Solo l’intervento del Governo potrà consentire a Roma di avere lo stadio». Insomma, il PD, com’era logico che avvenisse, riprende in mano le redini del gioco e strappa la bandiera Stadio dalle mani dell’avversario 5Stelle. Con il ritorno di fiamma del Ponte di Traiano, l’hastag #unostadiofattobene, lanciato dalla Raggi e compagnia, va in soffitta. A questo punto, nei prossimi giorni (forse anche per questo slitta la convocazione dell’ultima seduta), in Regione si attendono l’invio di un qualche tipo di impegno formale scritto da parte del Governo ad occuparsi della viabilità del quadrante. Per evitare giri sgradevoli in Procura, infatti, sarà necessario che questo impegno sia su interventi generali di viabilità formalmente svincolati dal progetto Stadio.










