
TABÙ CHELSEA – Che poi Dzeko sia stato spesso fuori dalla partita lo testimoniano anche le statistiche conclusive, che ci dicono che il bosniaco alla fine ha toccato appena 28 palloni, meno di chiunque altro tra quelli che sono partiti dal via. Colpa, appunto, di quel primo tempo in cui la Roma si è un po’ buttata via e in cui Dzeko in un paio di ripartenze ha frenato, allargato desolatamente le braccia e scaricato il pallone indietro, visto la solitudine che l’accompagnava. Colpa anche della condizione approssimativa di Perotti e della partita negativa di Florenzi. Insomma, nei primi 45’ sembrava un po’ lo Dzeko visto con l’Atletico Madrid, quello che poi a fine partita si è lamentato proprio di quella solitudine lì. Cosa che, ovviamente, è sparita nella ripresa, quando con il 4-3-3 Di Francesco ha sistemato un po’ le cose e le distanze tra il bosniaco e il resto della squadra si sono di colpo accorciate. Ora Dzeko vorrà smaltire la rabbia mercoledì in Champions, quando tornerà in quella Inghilterra che gli ha regalato tante gioie, ma anche qualche piccolo dolore. Avversario di turno un Chelsea a cui finora non è riuscito mai a far gol nelle 9 sfide personali. Ecco, la gara di Stamford Bridge adesso ha un motivo in più per mettergli addosso la rabbia giusta, quella di chi vuole tornare ad esultare per gioire. E, magari, per sentirsi anche un pizzico meno solo di prima.










