
Schick un anno dopo Pensateci. Un anno fa, proprio di questi tempi, perché si vede che al ditone che preme il bottone il giorno della stesura dei calendari fa piacere la Roma allo Juventus Stadium alla vigilia di Natale, il ragazzo arrivato dalla Repubblica Ceca via Genova sponda Sampdoria dove ha illuminato pure la Lanterna, lì, in quello stadio che a noi della Roma fin qui è stato negato, ha avuto la possibilità di illuminare d’immenso se stesso ma soprattutto la nostra Roma. Al fischio d’inizio si era seduto in panchina. Conseguenza del fatto che Dzeko è Dzeko, che le prove di coppia di fatto non avevano superato gli esami a cui fin lì si era presentata, che giocare contro la Juventus, a casa sua, con due centravanti, poteva essere interpretato come un atto di coraggio eccessivo.
Più di un’ora rimase seduto in panchina, vedendo la Juventus che stava vincendo, roba che non era ed è una novità, la Roma ci provava ma da quelle parti gli dei del calcio non si permettono di mettersi contro i padroni di casa. Di Francesco, allora, decise di osare. Patrick, alzati, entra e segna. Ventunesimo del secondo tempo, il ceco entra in campo contro la squadra che in estate lo aveva lusingato, acquistato, illuso, scaricato. Vuoi vedere che… E il ceco qualche lampo di doriana memoria in quei venticinque minuti lo aveva garantito.
Ma il tempo stava scadendo e mancava un soffio a dover fare i conti con la solita sconfitta nello stadio sabaudo, di fronte alla più autentica famiglia monarchica di questo paese, quella degli Agnelli. Poi, l’occasione. Un pallone nella metà campo bianconera, Benatia è in netto vantaggio, solo che ne fa una di quelle che non gli avrebbero mai perdonato da quelle parti, perde il pallone e il ceco se lo ritrova tra i piedi, tra lui e la porta, il nulla. Vai Patrick, tocca a te, comincia la tua storia romanista con un gol di quelli che fanno la storia. (…)
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