
LA FOLLA – Il traffico intenso attorno allo stadio, il lungo fiume umano sui viali del Foro Italico. Si è capito a metà pomeriggio che sarebbe stata una serata speciale, con la conquista degli indecisi che hanno accolto l’appello di Spalletti e Dzeko e hanno deciso di comprare il biglietto all’ultimo minuto, magari grazie agli sconti promossi da Sky per i settori più cari, tipo la Tevere che era gonfia di passione.
IL GIOCO – E’ impressionante l’urlo dopo cinque minuti. La traversa di Rudiger, il successivo colpo di testa di Salah salvato da Lopes. La sfortuna chiama incitamento incessante. In tribuna Florenzi, sofferente dopo la seconda operazione, offre il suo contributo: non poteva mancare, tifoso fra i tifosi, si sbraccia, si alza. A segnare, dopo tre occasioni mancate dalla Roma, è il Lione: ancora con un calcio piazzato, ancora con Diakhaby, come all’andata, sotto gli occhi perplessi di Totti che si domanda cosa potrebbe fare, se fosse in campo. Ma l’Olimpico non molla e così la Roma, che rimette subito in equilibrio la partita.
ASSALTO – Spinge lo stadio. Spinge forte. Esplode, letteralmente, nell’attimo del 2-1 dopo aver maledetto tante volte il portiere Lopes che parava tutto. I minuti passano ma i romanisti no, non passano mai. Facci un gol, Roma, facci un gol, ne basta solo un altro per festeggiare. Entra Yanga-Mbiwa, eroe di un derby speciale, e la gente applaude per allentare la tensione. Ma quando tocca a Totti è il delirio. C’è ancora una speranza, forse. Non sarà così ma loro, i tifosi, vincono sempre.









