
DIRIGENTE «DE FACTO» Come scrivono i carabinieri del Nucleo investigativo nell’informativa dello scorso 17 maggio, Lanzalone esercitava un ruolo di «dirigente de facto», occupandosi di parlare sia con As Roma, sia con Parnasi «per il comune di Roma», sebbene l’imprenditore lo stipendiasse a suon di consulenze. Il 18 maggio 2017, è proprio Baldissoni ad avvertire Simone Contasta, uno dei presunti soci di Parnasi della richiesta di biglietti della partita Genoa Roma, chiesti da Lanzalone, In quella occasione l’avvocato è «individuato come figura importante nei rapporti con il Comune di Roma e il Movimento cinque stelle». Ma quasi un anno dopo, il 4 maggio 2018, Parnasi parla ancora di Lanzalone come di «quello che ha risolto lo stadio», con l’amico Luigi Bisignani. Scrive infatti il gip nell’ordinanza, «risulta che egli interloquisse, in posizione assolutamente paritaria, con le figure apicali dell’ amministrazione capitolina e che avesse un significativo potere di orientarne le scelte attraverso anche puntuali verifiche del contenuto delle delibere del consiglio, e di indirizzarne le strategie operative». Tra i tanti favori a Parnasi, considerati oggetto di un «rapporto circolare» tra i due, quello del 9 aprile 2018, quando Lanzalone riferisce al costruttore sarà al Comune per incontrare, assieme a lui, l’assessore e vice sindaco Luca Bergamo: «Vuoi fare un passo anche tu?»; «Con grande piacere», risponde Parnasi.
TENSIONE NEL MOVIMENTO Intanto, si fa palpabile la tensione nel Movimento. Ieri, il ministro della giustizia Alfonso Bonafede ha dichiarato in tv che «Luca Lanzalone è stato scelto da Virginia Raggi, alla quale lo abbiamo presentato io e Fraccaro». Una versione che sembra servire a distanziarsi dalle parole del sindaco ai magistrati: «Lanzalone è stato da me scelto su indicazione dei vertici dei Cinque stelle, me lo avevano presentato Bonafede e Fraccaro». Lo stesso Lanzalone ha dichiarato a verbale: «E’ stato il sindaco a telefonarmi e propormi un incarico come consulente del comune sulla vicenda stadio e su tutti gli atti importanti del comune di Roma in materia di appalti pubblici». Di fatto proprio negli ambienti pentastellati si parla di continui contati tra Lanzalone e i vertici, incluso Luigi Di Maio. Contatti in corso di acquisizione agli atti dell’indagine, che potrebbero rivelarsi penalmente irrilevanti. Se così fosse la procura potrebbe distruggerli prima del deposito. La tensione è forte anche nell’Aula Giulio Cesare dove, in queste ore, alcuni consiglieri comunali fanno sapere di essere tentati dalle dimissioni.










