
Un appuntamento che giunge dopo giorni di tensioni: la secretazione del testo, rimasto chiuso in un cassetto dal 31 gennaio per timore di una nuova fuga di notizie, il boicottaggio della Commissione Trasparenza di lunedì 4 con il Gruppo 5Stelle che la diserta accampando flebili scuse e il direttore generale del Campidoglio, Franco Giampaoletti, che spedisce un’email ai dirigenti convocati dalla Commissione per «limitare la partecipazione alla parte politica» e, quindi, non farli andare in audizione. Da ultimo, anche il goffo tentativo dell’ufficio stampa del Comune di limitare ieri il numero delle domande dei giornalisti a una per gruppo (agenzie, giornali, radio, tv).
«I proponenti possono aprire i cantieri entro l’anno», ha esordito la Raggi che ha aggiunto: «Il taglio delle cubature iniziale non va a impattare sui servizi. Ho richiesto questo parere, e non ero obbligata a farlo. La stessa Procura aveva detto che non c’erano problemi sul progetto. Il parere, esterno, ora rassicura e conferma questo dato. Non siamo contro le grandi opere, e lo stadio lo è, ma a favore delle opere utili che portano benefici alla città e ai cittadini come in questo caso dove si riqualifica un quadrante della città».
Lontani i tempi delle accuse di speculazione edilizia, la Raggi incassa il plauso della claque mediatica grillina: da Beppe Grillo a Luigi Di Maio più deputati e senatori, è tutto un plausometro a chi si spertica di più. Le elezioni si avvicinano a grandi passi e c’è da recuperare posizioni: se lunedì era il reddito di cittadinanza (motivo per cui la conferenza Stadio è stata rinviata a ieri), oggi è lo Stadio della Roma il tema da rilanciare. Fidando che la corta memoria dei romani faccia loro dimenticare nelle urne chi ha reso necessario, tagliando le opere di mobilità, la pronuncia del Politecnico sul progetto Tor di Valle.










