
Monchi rimane fiducioso ma sa che le richieste di Alessandro saranno importanti. Ora guadagna circa 2 milioni netti compresi i premi e, superato il doppio infortunio al crociato nonostante qualche dolorino residuo (vedi Roma Atalanta), non mancano i club pronti ad aumentargli lo stipendio e poi trattare al ribasso il prezzo del cartellino. Florenzi, dal canto suo, ha deciso di aspettare e riflettere ancora: forzare la mano adesso sarebbe impopolare e controproducente. Ma prima o poi dovrà sedersi al tavolo. E decidere. Nelle dichiarazioni degli ultimi anni è sempre stato cauto e non ha escluso un possibile addio, ma lascerebbe Trigoria soltanto per un club prestigioso all’estero. In Premier piace a parecchi, ma prima viene la Roma. Si parlerà anche di lui nel summit dirigenziale a Londra. Baldissoni e Fienga sono già partiti, entro domani mattina arriveranno tutti, Pallotta e Monchi compresi. Parteciperà anche Baldini, da capire se in prima persona o collegandosi in video conferenza dal Sudafrica come ha fatto in una «call» dopo il ko con la Juventus. Pallotta è atteso come relatore al meeting Leaders in Football dove illustrerà il progetto stadio, in serata lo aspetta la sfida Nba dei «suoi» Celtics contro Philadelphia. In mezzo le riunioni con lo staff della Roma, dove si occuperà di sponsor e anche di mercato. L’input è noto: bisogna vendere e aggiustare il bilancio entro il 30 giugno, poi si penserà a comprare. Castan è il più vicino a partire, più Genoa che Cagliari, poi potrebbe essere il turno di Bruno Peres richiesto dal Benfica. Ma con loro non si fa plusvalenza e allora occhio alle situazioni di Emerson (Juve e Liverpool), Skorupski e non solo. Nessuno è incedibile, anche se la vera rifondazione sarà in estate.










