
Il gol ai bianconeri, il terzo consecutivo dopo i rigori trasformati contro la Lazio e il Milan, ha rialzato la Roma in un momento in cui tutto poteva sgretolarsi sotto il peso di una stagione che finirà senza «tituli» ma, presumibilmente, con l’ennesimo record di punti alle spalle di una Juventus marziana. Un’altra partita, poi, De Rossi l’ha vinta dopo il novantesimo, quando ha trascinato i compagni a festeggiare sotto la Sud, tornata a cantare di gioia. Molti tra i giocatori giallorossi non avevano mai sentito quanto possa essere trascinante il tifo romanista. Daniele De Rossi invece quella spinta la conosce bene e per tanti anni ha contribuito ad alimentarla con le sue corse sotto la curva e la vena che si gonfia.
La gara con la Juventus, se mai ce ne fosse stato bisogno, ha ribadito in maniera netta quanto sia importante dare continuità alla romanità nello spogliatoio: da Totti, che saluterà tutti dopo la festa del 28 con il Genoa, Daniele erediterà la fascia da capitano. Prima, però, dovrà rinnovare il contratto in scadenza il 30 giugno: l’accordo per un anno di contratto a 4 milioni netti più opzione per il secondo (con stipendio dimezzato) c’è già, ma va messo nero su bianco. «Dovremmo essere imbranati per non trovare l’accordo con Daniele», ha detto Monchi il giorno della sua presentazione. «Non è il momento di parlare del mio futuro – ha ribadito De Rossi dopo la gara con la Juventus – ma solo al match contro il Chievo». Per non lasciarsi sfuggire l’ultimo obiettivo stagionale.










