
VENTO IN COPPA – Il Chelsea è caduto sabato sul campo del Crystal Palace (ultimo), 2° ko di fila e 3° stagionale in Premier, e la Roma, dopo 5 successi consecutivi (contando anche quello di Baku in coppa), si è fermata all’Olimpico contro il Napoli (leader), 2a sconfitta campionato e sempre in casa. Ma se il rendimento è fiacco nei rispettivi tornei, la Champions per ora, almeno nel gruppo C, brilla di luce loro. Che si sono messi di traverso quando gli è passato davanti Simeone con l’Atletico che è al 2° posto nel ranking Uefa, dietro solo al Real campione d’Europa. Di Francesco si è preso il pari interno, nella notte del debutto nella competizione, e Conte è andato addirittura a vincere nel nuovo stadio di Madrid, il Wanda Metropolitano e si è piazzato in testa al gruppo C, proprio nella sera in cui, dopo quasi 7 anni, i giallorossi sono tornati a vincere in trasferta, contro il Qarabag a Baku. Stasera i Blues puntano a chiudere il discorso già alla terza tappa, per dedicarsi poi alla rimonta in Premier.
RACCOLTO DIFFERENZIATO – Sarà la decima partita stagionale della Roma che, nel suo percorso, ha per ora funzionato meglio lontano dall’Olimpico. Gli unici punti li ha lasciati in casa, dove ha perso contro l’Inter e il Napoli e pareggiato con l’Atletico. Fuori, invece, l’en-plein, con 4 vittorie nei 4 viaggi: Bergamo, Benevento, Baku e Milano (sponda rossonera). Ma questo non si può certo paragonare agli altri che l’hanno preceduto: la tappa di Londra è l’esame internazionale che arriva nel periodo più critico. E che, in Inghilterra, è stato superato solo una volta (su 15 trasferte), nell’anno del terzo scudetto, battendo il Liverpool il 22 febbraio del 2001. E se il Chelsea, anche perché così vuole Abramovic, darà comunque la priorità alla Champions, i giallorossi dovranno pensare in contemporanea anche al campionato che, come sa bene Pallotta (stasera in tribuna), indica la via giusta per la Champions. Dove, rileggendo il calendario della prima fase, sarà decisivo il match del 22 novembre a Madrid: in palio la qualificazione agli ottavi, centrata due anni fa con Garcia in panchina. Qui, invece, conta altro. Recitare da big, anche nell’emergenza. Ed evitando di sbandare, senza preoccuparsi del pronostico e del vento contrario, per dare un senso al lavoro di Di Francesco.










