
Eppure è apparso chiaro sin dalle prime battute che la Roma non riesca a uscire dalle sue ormai insormontabili incertezze e che ogni avversario rischi di sovrastare i giallorossi sia sotto il profilo tattico/organizzativo, sia sotto quello tecnico. Il segnale l’ha dato Kolarov, rimediando un’ammonizione dopo neanche tre minuti per aver steso Simeone che a metà campo gli aveva preso il tempo e si stava gettando nella distesa verde davanti a sé senza altri avversari. Subito, l’idea che neanche la conferma del 4231 (l’unica digressione del 442 che Ranieri ritiene evidentemente accettabile) dava adeguate certezze tattiche, dopo l’abbozzato 433 col Napoli: Cristante e Nzonzi, i due mediani davanti alla difesa a quattro con Santon e Kolarov esterni e Jesus (preferito a Marcano, altra giravolta delle ultime ore) al fianco di Fazio, faticavano a trovare la giusta posizione per rimediare alle studiate infilate tra le linee richieste da Pioli.
Così il protagonista nei primi minuti è diventato a sorpresa Mirante utilizzato, stavolta non a sorpresa, al posto di Olsen. Decisivo già al 4′ per un sinistro di prima di Benassi da dentro l’area e poi al 12′ a deviare un gran destro di Muriel da fuori, dopo splendida azione verticale viola (in tenuta blu) partita da Benassi per Simeone, con scarico immediato per Gerson e immediata riproposizione per il colombiano, fermato solo dal portiere giallorosso, titolare dopo la doppietta ravvicinata Chievo-Porto (peraltro due vittorie), di metà febbraio. (…)
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