
IL QUADRO – È un’apocalisse che Monchi per primo vuole evitare, a prescindere che resti o meno alla Roma nel medio-lungo periodo. In questo senso vanno lette le dichiarazioni precedenti all’imbarazzante partita di Plzen («Non mi dimetto, finché questa società mi vuole starò qui»). Sa benissimo, da uomo di mondo e da professionista esperto, che la maggioranza dei tifosi lo incolpa di un mercato doloroso in uscita (Alisson, Nainggolan, Strootman) e incomprensibile in entrata (Pastore, Cristante, Marcano, Bianda). E sa ancora meglio che Pallotta lo ha messo in discussione quanto Di Francesco: dopo aver accettato per molto tempo le operazioni spregiudicate di Sabatini, intende partecipare in prima persona alle riunioni nelle quali si decidono gli acquisti. Non a caso era stato il presidente a ordinare il rilancio per Malcom, quando Monchi si era già tirato indietro dalla trattativa.









