
Nonostante il ritardo di condizione, Schick sabato ha dato un piccolo assaggio delle sue qualità con lampi di classe che fanno intuire il talento su cui la Roma ha scommesso, come quella rovesciata con cui ha lanciato Florenzi in una potenziale azione offensiva. Il problema di Patrik è la novità del ruolo, che pure gli piace perché «mi permette di iniziare a destra e poi finire come punta, giocando più palloni», precisamente 48 contro i 29 di Dzeko. «Potenzialmente – la previsione dell’ex Sampdoria – potremmo essere la migliore coppia gol del campionato, ma dobbiamo confermarlo in campo». La prossima volta. Quando? Magari non subito, non col Torino in Coppa Italia, perché uno dei due, probabilmente Edin, potrebbe riposare e lasciare all’altro il centro dell’attacco, poi c’è la Juventus, una partita in cui non sono ammessi esperimenti e potrebbe toccare al tridente più collaudato con Perotti, Dzeko ed El Shaarawy. Ma altre occasioni per misurare i progressi della convivenza dei centravanti ci saranno sicuramente, perché la Roma ha un patrimonio da valorizzare che non può finire in panchina a fare la riserva.
«I giallorossi cercano un’ala, io ho consigliato a Patrik di scegliere il progetto tecnico migliore per le sue caratteristiche, e lui è una punta…», diceva il suo ex allenatore Giampaolo in pieno mercato, manifestando leciti dubbi sulla posizione di Schick. Ma il piano di Di Francesco, che sta cercando proprio l’esterno titolare, capace di fare la differenza sulla fascia destra, non si può certo bocciare alla prima uscita. Perché questo tecnico ha dimostrato di meritare fiducia e sta lavorando intensamente per risolvere il blocco in zona gol, mentre dietro funziona tutto alla perfezione. Basti pensare che la Roma ha tenuto per 9 volte la porta inviolata in campionato, come solo la Juve ha saputo fare, in tutto sono 12 le reti bianche in 22 gare e Alisson può vantare 305’ d’imbattibilità. La difesa è la migliore d’Italia, appena 10 le reti subìte, ma l’attacco resta il sesto della A: c’è un muro che funziona e uno da «abbattere», quello nella testa dei bomber mancati.










