
NUOVA CHANCE – La partita di venerdì contro i granata, tra l’altro nella posizione preferita di prima punta, è insomma da sfruttare. Perché Schick, gemma del mercato di Monchi, ha fin qui faticato a convincere Di Francesco. Che, guardando alla condizione psicofisica spesso precaria, lo ha usato solo in 13 delle 33 partite (non 35, essendo arrivato dopo le prime 2 di campionato), appena 5 da titolare, contando pure il match di Coppa Italia. Deve ancora debuttare in Champions: 2 convocazioni, nelle ultime 2 gare, restando in panchina. Significativi i 546minuti totali, come se avesse giocato 6 gare per intero. E i 5 match che l’allenatore gli ha concesso dall’inizio; in 3 ha fatto il centravanti (contro il Chievo, il Torino e il Milan, sua l’unica rete giallorossa nelle 3 partite) e negli altri 2 è partito a destra (contro il Cagliari, l’unico successo con lui titolare, e il Sassuolo). Discontinuità nelle presenze, ma anche nei moduli: ha cercato di farsi riconoscere nel 4-3-3, nel 4-2-3-1 e nel 4-2-4, sballottato di lato, accanto e dietro a Dzeko. Senza avere nè la certezza del posto nè del ruolo, diventa comprensibile il rendimento in altalena, fiaccato pure dal gol pappato davanti a Szczesny prima di Natale.
VALUTAZIONE IN CORSO – Schick, almeno in allenamento, dà l’impressione di essere più a suo agio. Non come ametà dicembre, avendo trovato spazio proprio durante la flessione della Roma. L’exploit di Under, 6 gol in 6 partite, potrebbe invece averlo favorito. Adesso a destra gioca Cengiz e l’alternativa su quella fascia è Defrel (o Gerson, come al San Paolo). Patrick diventa l’unico vice Dzeko. E forse è meglio così. Per lui, per Di Francesco e per la squadra.
VERSO LA CHAMPIONS – Da valutare la caviglia di De Rossi che potrebbe essere risparmiato per la gara di martedì contro lo Shakhtar (venduti 35.000 biglietti, l’obiettivo è arrivare almeno a 40.000). Ma prima c’è il Torino e l’Olimpico da riconquistare (già 6 le sconfitte casalinghe).










