
PERCHE’ SI – E allora val la pena crederci, perché in fondo non c’è miglior modo di difendere il secondo posto dal Napoli che attaccare il primo. Val la pena per tre motivi, almeno tre. Il primo: l’ultimo aggiustamento tattico di Spalletti, il ritorno alla difesa a quattro con esterni tutt’altro che offensivi, ha ridato stabilità ed equilibrio. Oggi la Roma ha la miglior differenza del campionato, +43 rispetto al +42 della Juve e al +39 del Napoli, e il dato potrebbe persino avere un peso in caso di arrivo a pari punti con i bianconeri. L’andamento è tutt’altro che lento: 30 punti nel girone di ritorno non li ha fatti nessuno oltre la Roma (Juve e Napoli 29). Secondo motivo, l’ha citato lo stesso Spalletti come «un grandissimo vantaggio»: un solo impegno a settimana, per una squadra spremuta nel minutaggio, vale una gestione della fatica che in altri tempi non è stato possibile effettuare. Punto tre: lo scontro diretto in casa, alla terzultima, è in calendario il 14 maggio, 4 giorni dopo un’eventuale semifinale Champions della Juve. Ergo: a Trigoria in pochi tiferanno Barça.
PERCHE’ NO – Sarebbe come farsi autogol e la Roma – ecco il primo motivo per dubitare – qualche autogol se l’è già fatto. La personalità non è dote che abbonda nell’organico, troppe volte al di sotto della sufficienza nelle partite chiave. Pure a Torino con la Juventus, se è vero che alla fine di quel match Szczesny dichiarò: «Dobbiamo essere più uomini e meno ragazzini». Secondo punto a sfavore: a non credere alla rimonta è per prima una buona fetta di tifoseria che ha accusato la doppia eliminazione dalle coppe. Forse preoccupata – ecco il terzo nodo – da un calendario che piazza davanti insidie chiamate Atalanta, Lazio e Milan. In amore non c’è ragione, ma da queste parti pare non valere più.










