
La proiezione finale porta i giallorossi attorno ai 90 punti, quindi sopra gli 85 con cui chiuse Garcia in quel suo primo campionato italiano iniziato alla perfezione: dalla 32ª in poi ne vinse altre quattro di fila e perse le ultime tre, ormai inutili per contrastare una Juve capace di cucirsi il tricolore sul petto con il mostruoso bottino di 102 punti. Irripetibile. Meglio comunque continuare a guardare avanti, il modo migliore per non voltarsi indietro e perdere il vantaggio accumulato sul Napoli. L’approdo diretto in Champions vale tantissimo per impostare il futuro di una società che deve fare i conti con un bilancio ancora sofferente. L’obiettivo realistico di Spalletti è quindi il secondo posto, poi tirerà le somme anche se la sua decisione sembra ormai scontata: ha fatto capire alla società che non intende firmare il rinnovo, a meno di uno scudetto che al momento si può solo sognare. Ecco perché i dirigenti hanno già iniziato a sondare i possibili sostituti. Con una netta preferenza per i tecnici italiani o con esperienza in serie A. Aspettando lo sbarco imminente del nuovo ds Monchi, il «consulente» Baldini ha incontrato in Toscana qualche settimana fa Sarri, la prima scelta in Italia. Ma strapparlo al Napoli, con un contratto valido fino al 2020 e una clausola rescissoria da 8 milioni che scatterà solo l’anno prossimo, è un’impresa ardua conoscendo De Laurentiis. Giusto quindi lasciare in corsa tutti gli altri candidati. Mancini si sta proponendo attraverso i suoi «canali» romani («pronto a valutare ogni proposta» ha detto ieri), ma come Montella non sembra rientrare tra i profili preferiti del club di Pallotta. Gerarchie che possono cambiare di continuo.










