
LA SCELTA È FATTA – Spalletti nelle settimane passate ci ha messo sempre la faccia, mostrandosi aziendalista al cento per cento, difendendo – ad esempio – anche le (non) scelte della società sul mercato, non solo quello invernale, che lo stanno penalizzando. E si è schierato apertamente dalla parte della squadra, coccolando e difendendo pubblicamente tutti i suoi uomini: a Lione, però, ha cambiato un po’ tattica, accusando senza mezzi termini questo o quel giocatore. Senza tralasciare di sottolineare un negativo aspetto psicologico. Che, come tutti ben sanno, difficilmente si può allenare. Ecco perché la sua mossa francese è sembrata la prima difesa di se stesso e pure del proprio lavoro. La Roma, come detto, ancora aspetta (non con le mani in mano, però): nei prossimi giorni James Pallotta sarà nella Capitale (atteso in tribuna per il ritorno con il Lione) ma non per prendere di petto la questione allenatore; del resto, fin quando Spalletti non avrà sciolto le sue riserve nessun pallotta riuscirà a fargli emettere il verdetto. Già, ma la Roma fin quando avrà intenzione di aspettare Lucio? A Trigoria è forte la sensazione che il tecnico, al di là di tutto, abbia già deciso cosa fare del suo futuro. Questo non significa che si dà per scontato che Spalletti resterà oppure che andrà via: significa soltanto non farsi cogliere di sorpresa di fronte all’una o all’altra eventualità. E l’unico modo per riuscirci è lavorare per la Roma, magari masticando un po’ di spagnolo.










